“Il mio arrivo in Italia è stato salvifico.”
Fadwa, originaria di Sfax, (Tunisia) lo dice con coscienza e audacia di chi ha dovuto lasciare la propria terra, per assicurare un futuro stabile e sereno a sé stessa e ai suoi figli.
Approda a Lampedusa, dopo quattordici ore di barca, insieme ad Ayoub 6 anni e Baya 7 anni.
Dopo un pellegrinaggio nei centri di accoglienza Fadwa e i suoi figli ricevono accoglienza nel progetto “SAI”, sistema di accoglienza e integrazione di Castelsaraceno, gestito dalla Cooperativa il Sicomoro.
“Il mio arrivo in Italia non è stato per nulla semplice ma la calma e l’accoglienza ricevuta a Castelsaraceno ha permesso a me e ai miei figli di ritrovare serenità”.
Durante il suo percorso di integrazione e raggiungimento dell’autonomia, Fadwa viene assunta nel bar storico di Castelsaraceno, dove matura esperienza nel lavoro.
“Ho fatto diversi lavori prima di diventare barista; questo è stato l’impiego che mi ha permesso maggiormente di imparare a comunicare e socializzare con gli abitanti locali.”
Fadwa lavora per diverso tempo nel bar e quando il proprietario decide di cedere l’attività nasce in lei il desiderio di rilevarla.
“Quando il responsabile mi ha informata che voleva vendere il bar, mi sono sentita male – non riuscivo a immaginarmi a svolgere un altro lavoro e i clienti ormai che dire.. mi ero affezionata!”.
Una volta maturato il desiderio di imprenditorialità, i volontari della cooperativa Sicomoro indirizzano Fadwa a PerMicro e incontra Filomena Lattanzi, responsabile della filiale di Bari di PerMicro.
“Quando ho incontrato Fadwa per la prima volta ho capito che il suo silenzio era ascolto e che nei suoi occhi timidi ardeva una scintilla” ricorda Filomena Lattanzi.
Filomena ascolta Fadwa, valuta il suo progetto ed insieme costruiscono un business plan.
“Fadwa è giunta a noi supportata dai volontari della cooperativa Sicomoro, elemento importante per la valutazione, arricchita da un buon radicamento sul territorio (vista soprattutto la natura del progetto) che hanno fatto sì che il suo finanziamento venisse deliberato positivamente e senza la presenza di garanti”.
Il bar bella storia di Fadwa raccoglie in sé storie da tramandare, raccontate da clienti locali ma anche dai turisti che trovano un ambiente moderno ma con un richiamo alla tradizione – si possono infatti assaggiare piatti tunisini ma anche sorseggiare un buon caffè.
Oggi, Ayoub e Baya hanno rispettivamente 12 e 13 anni, frequentano la prima e la seconda media – parlano perfettamente l’italiano e l’arabo – nel dopo scuola si dilettano a praticare attività extra scolari come il calcio per Ayoub e la danza per Baya.
Non è un caso che a Castelsaraceno ci sia il ponte Tibetano più lungo al mondo, volto a richiamare cittadini da tutto i paesi ma anche a ricordare che gli ostacoli fisici si possono superare attraverso un sorriso, una gentilezza e un aiuto concreto.
Guarda anche il racconto del giornalista Eugenio Montesano per il TGR Basilicata sulla storia di Fadwa.


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