C’è un momento, nel lavoro autonomo, in cui la sfida non è partire. È reggere. Reggere il ritmo, le scelte, l’energia. Reggere l’idea che un progetto possa crescere senza consumarti.
Nel 2024 Flavia lavora soprattutto come consulente di marketing per psicologi e psicoterapeuti, e in parallelo ha appena lanciato PAZZI FUORI, un vodcast che parla di salute mentale senza spettacolarizzarla. Ecco che conversazioni umane, accessibili, non stigmatizzanti, formano uno spazio in cui il disagio non diventa “contenuto”, ma resta esperienza, con tutte le sue sfumature e la sua dignità.
Il progetto però è ancora giovane, e Flavia lo vive con quella sensazione tipica di chi costruisce fatta di molte idee, tanta spinta, ma una domanda che torna sempre uguale. Da dove comincio davvero? E soprattutto, come smetto di lavorare a tentativi?
A Fondazione Welfare Ambrosiano ci arriva seguendo un percorso molto concreto, prima si reca presso una banca, poi le viene presentata PerMicro, una realtà impegnata nel credito di inclusione. L’idea con cui si presenta è semplice e precisa, ossia investire in strumenti e formazione per rendere l’attività più professionale e sostenibile, nella pratica, trovare una direzione.
Quando incontra Khin Htet Thar, della filiale PerMicro di Milano 2, le viene proposto di entrare nel percorso di Partita AttIVA. Grazie a PerMicro ottiene un prestito per sostenere delle spese promozionali ma il passaggio più importante non è solo economico, è un cambio di metodo: con FWA infatti partecipa ad alcune call di mentoring e supporto.
Gli incontri diventano uno spazio in cui mettere ordine, chiarire bisogni reali, distinguere ciò che serve subito da ciò che può aspettare, distribuire meglio tempo e investimenti, guardare i numeri con realismo e senza paura. La confusione, piano piano, smette di essere una nebbia e diventa un piano, e un passo alla volta, con priorità più nette. Ed è lì che PAZZI FUORI cambia marcia.
All’inizio Flavia pensava soprattutto alla parte tecnica: “mi servono credito e strumenti”. Invece, lungo il percorso, succede qualcosa di più profondo, smette di tenere il progetto in modalità provvisoria e comincia a trattarlo come qualcosa che può crescere davvero, sentendo più coerenza, più qualità, più costanza. Nel tempo il vodcast arriva a tre stagioni, uno spin-off, diverse partnership e nel 2025 approda anche a Casa Sanremo.
Flavia continua a lavorare come freelance tra marketing e intelligenza artificiale, ma il cuore del suo percorso si sposta sempre più lì: in uno spazio che, episodio dopo episodio, diventa punto di riferimento per chi cerca parole nuove per raccontare emozioni spesso lasciate mute. Il valore del progetto, per la comunità, sta proprio qui: offrire un modo di parlare di salute mentale che prova a essere insieme umano e rispettoso. Uno spazio in cui riconoscersi, sentirsi meno soli, e scoprire che nominare le cose può già essere un passo.
Nel tempo, anche le collaborazioni e le connessioni nate intorno al vodcast ne amplificano l’utilità, allargando la rete. Se c’è una cosa che Flavia porta con sé dall’esperienza con FWA è la capacità di reggere la crescita senza tornare nel caos, perché spesso la parte più dura non è iniziare quanto continuare. E in quel “dopo”, quando il rischio è rientrare nella modalità sopravvivenza, resta una bussola con cui fare priorità, misurare i segnali giusti, scegliere cosa conta davvero.
Alla fine di questo percorso Flavia ha un solo consiglio da dare, quello di non vergognarsi nel chiedere aiuto. Lei sa quanto sia umano non sapere tutto, e non riuscire a fare tutto da solo, e soprattutto che non è un fallimento ammetterlo. A volte basta un confronto con qualcuno che sa farti le domande giuste. La storia di Flavia ci ricorda che lo stallo si rompe con un gesto piccolo ma reale, -una mail, una chiamata, un appuntamento- e che quando troviamo direzione, la fiducia smette di essere un’idea e diventa movimento, un passo dopo l’altro.


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