In occasione della Giornata Mondiale dei Poveri, Caritas Italiana ha pubblicato la ventinovesima edizione del Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità”. Il termine fuori campo fa riferimento a ciò che sfugge a uno sguardo fulmineo. È così che oggi viene descritta la povertà: silenziosa, frammentata, multidimensionale. Una rete fitta e spesso invisibile che evidenzia la fragilità del nostro tempo. I dati mostrano una povertà assoluta che coinvolge oltre 5,7 milioni di persone e 2,2 milioni di famiglie, con una crescita di oltre il 40% nell’ultimo decennio.
“C’è un crescente consenso sul fatto che le disuguaglianze di reddito e ricchezza sono elevate in tutti i paesi tranne che in una manciata di essi”
Francisco Ferreira (2023, Is there a’new consensus’ on inequality? Technical report, IZA Discussion Papers.)
In effetti, in Italia, i più abbienti controllano una parte sempre più importante della torta reddituale e salariale complessiva. Il nostro paese è caratterizzato anche da una bassa mobilità sociale e il sistema tributario in vigore appare inefficiente.
Disuguaglianza e povertà
Nonostante la disuguaglianza sia un concetto distinto da quello della povertà, essa può contribuire in modo sostanziale all’entità della povertà. Ci sono tre argomentazioni principali che giustificano un’attenzione alle disuguaglianze: le preoccupazioni di giustizia sociale, la necessità di un’allocazione efficiente delle risorse e gli effetti negativi che le disuguaglianze eccessive producono sulla società nel suo complesso (ad esempio, l’effetto intergenerazionale). È fondamentale notare che il termine disuguaglianze assume significati diversi a seconda del contesto e delle persone ma il rapporto in oggetto si concentra unicamente sulle disuguaglianze di natura economica, soffermandosi su tre variabili: salari dei lavoratori, redditi complessivi e patrimonio.
Secondo un rapporto del 2022 del Forum Disuguaglianze e Diversità curato da M. Bavaro ed E. Granaglia, la percentuale dei lavoratori a basso salario è aumentata a 32,2 punti percentuali nel 2017. I più colpiti sono soprattutto donne, giovani (16 – 34 anni) e residenti al Sud. Si evidenzia, quindi, un ampio divario intergenerazionale, in cui le nuove generazioni hanno salari più bassi e carriere più discontinue.
Allargando l’analisi alla totalità dei redditi, il paper A new geography of inequality: Top incomes in italian regions and inner areas, a cura di D Guzzardi e S. Morelli, evidenzia la crescita della concentrazione del reddito in Italia sin dagli anni Ottanta: tra il 1980 e il 2021, l’1% più ricco dei contribuenti italiani ha aumentato dal 6 al 12%. Inoltre, scomponendo l’analisi maggiormente, si nota come ci sia stata una crescente importanza dei redditi da capitale nella struttura dei redditi per le fasce medio alte. Mentre i redditi degli italiani sono sempre più concentrati in fasce ricche, i dati Eurostat mostrano che circa il 25,4% della popolazione italiana e a rischio di povertà o esclusione sociale, il 12,5% vive in condizioni di deprivazione materiale e il 14,8% in condizioni di povertà relativa.
Se, invece, si parla di patrimoni; essi tendono ad essere più concentrati rispetto ai redditi: si distribuiscono in maniera sempre più diseguale: la quota del 10% più ricco delle famiglie italiane detiene circa il 60% della ricchezza complessiva. Il valore patrimoniale relativo dei miliardari italiani si è quadruplicato rispetto ai primi anni del 2000 e vale oggi l’8% del PIL nazionale.
L’indicatore di povertà assoluta
Uno degli indicatori più significativi usati in Italia per esaminare il disagio economico delle famiglie è quello di povertà assoluta, che ha come punto di riferimento lo standard minimo considerato indispensabile per condurre una vita dignitosa. I dati più recenti, pubblicati il 14 ottobre, rilevano che una persona su dieci vive in condizione di indigenza (9,8% della popolazione); si tratta complessivamente di oltre 5,7 milioni di individui, distribuiti in oltre 2,2 milioni di famiglie (8,4% dei nuclei). L’analisi dei dati macroregionali conferma il Mezzogiorno come l’area d’Italia con i più alti livelli di povertà (12,5% su base individuale). Tuttavia, se si amplia l’analisi a un orizzonte temporale più esteso, emerge un dato significativo: nelle regioni settentrionali il numero di famiglie in povertà assoluta è quasi raddoppiato (+95,6%), a fronte di incrementi più contenuti nel Centro (+24,6%) e nel Mezzogiorno (+15,6%). Da considerare in analisi anche le categorie fragili, maggiormente colpite dalla povertà: famiglie straniere (35,2%), bambini e ragazzi (13,8%), over 65 (6,4%). Un segnale particolarmente preoccupante riguarda anche il lavoro: si mantiene stabile la povertà tra gli occupati, oggi pari al 7,9%, a fronte del 5,5% registrato nel 2014. Restano marcate in tal senso le disuguaglianze legate alla posizione professionale. Un ultimo ambito di preoccupazione riguarda, infine, le famiglie numerose.
Nonostante le numerose informazioni ricavate, la povertà assoluta come indicatore non restituisce la complessità del fenomeno; essa, infatti può essere definita come un nodo stretto di malattie sociali. Nell’Unione Europea, l’indicatore principale di povertà che esprime un concetto multidimensionale di deprivazione è l’AROPE (At Risk of Poverty or Social Exclusion). Esso tiene in considerazione tre condizioni: povertà relativa, grave deprivazione materiale e sociale e intensità lavorativa bassa. Il confronto con la povertà assoluta evidenzia come l’indicatore AROPE restituisca valori ben più alti, offrendo una rappresentazione più ampia delle vulnerabilità contemporanee.
Azioni messe in campo
Per essere adeguatamente rilevata e affrontata, la povertà multidimensionale richiede strumenti di osservazione capaci di cogliere la complessità delle condizioni di vita delle persone. Ad esempio, l’esperienza quotidiana di prossimità dei Centri di Ascolto e dei servizi permette infatti di osservare la povertà attraverso l’incontro diretto con “i poveri”. L’ascolto diventa strumento di indagine sociale che coglie aspetti che altri parametri con riescono a rilevare: solo nel 2024, la rete Caritas ha incontrato e sostenuto 277.7757 persone/famiglie in difficoltà (pari al 12% delle famiglie in povertà assoluta), delle quali:

È indiscusso che una fetta importante della popolazione in studio (30%) manifesta tre o più forme di disagio legate alla povertà. Di conseguenza, si va nella direzione di una povertà o deprivazione cumulata che si riferisce alla situazione in cui una persona o famiglia vive più forme di svantaggio simultaneamente, che interagiscono e si rafforzano a vicenda; portando gli individui a subire cambiamenti che compromettono la funzionalità cognitiva.
In conclusione, le misurazioni economiche mostrano soltanto la parte superficiale di un problema che coinvolge tutti gli aspetti della vita di un individuo. È quindi necessario adottare una prospettiva capacitante, in grado di affrontare in modo sistemico tutte le dimensioni dell’esclusione e restituire alle persone il potere di immaginare e costruire un futuro migliore.
Fonte: Fuori Campo: Lo sguardo della prossimità. Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia 2025. Caritas Italiana
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