Hongjie, detto Giacomo, è un giovane imprenditore di 38 anni originario dalla Cina che si è stabilito a Firenze 15 anni fa.
Nel 2010 è arrivato in Italia e qui si è sposato e ha formato la sua famiglia: è nata infatti in Italia la sua bambina di 6 anni, la quale ha sempre frequentato scuole italiane.
Il primo obiettivo di Giacomo era studiare arte e, successivamente, ha trovato lavoro come guida turistica.
Tuttavia, il suo sogno da bambino era un altro: aprire un ristorante giapponese. Così nel 2021 – un periodo in cui l’economia faceva fatica a ripartire a causa della pandemia – avvia da solo e con grande determinazione la sua attività “Komugi”.
Il nome scelto è una parola giapponese che significa grano.
“Da quando sono bambino fino ad ora, mi piacciono molto i fumetti giapponesi. C’è un personaggio dal nome Komugi, quindi, ho deciso di mettere questo nome alla mia attività.”
Giacomo è arrivato a PerMicro di Firenze attraverso il canale bancario dal quale non era riuscito ad ottenere il finanziamento di cui aveva bisogno per far fronte ad alcune spese.
Il suo è un ristorante situato in pieno centro a Firenze, nei pressi di Piazza Duomo e il passaggio di turisti risulta essere sempre molto intenso. Il locale è piccolo con una sola vetrina ma molto accogliente. Ci sono giusto cinque o sei posti a sedere, infatti, si lavora molto con l’asporto e la consegna a domicilio. Locali come quello di Giacomo stanno avendo molto successo in città poiché spesso il turista per pranzo predilige pasti da asporto e leggeri.
“Le specialità di Komugi? Secondo me tutte. Tutte perché sono tutti i tipi di cibo che ho scelto io”. Ma nonostante le sue parole, riconosce che i suoi clienti hanno le proprie preferenze: in particolare i donburi e i katsu roll.
Giacomo è supportato nella gestione del locale dalla moglie, che fa anche da garante nel prestito, e da altri due dipendenti.
Cina, Giappone e Italia confluiscono in Komugi, esempio di integrazione culturale e duro lavoro.


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