Oxfam Italia (Oxford Committee for Famine Relief) ha pubblicato in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos il rapporto Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia, che evidenzia l’incremento dei divari economici e della povertà nel nostro Paese e nel mondo.
Il 2025 passerà agli annali come un altro anno superlativo per i miliardari globali: alla fine di novembre 2025 la loro ricchezza ha raggiunto il record di 18.3 trilioni di dollari. Anche il resto dell’1% più ricco de mondo prospera. La distribuzione sproporzionata della ricchezza limita la capacità dei governi e delle loro popolazioni di affrontare le numerose crisi che affliggono il mondo odierno. A livello globale, il tasso di riduzione della povertà ha subito un notevole rallentamento: nel 2022, il 48% della popolazione viveva in condizioni di povertà e se le traiettorie attuali rimanessero invariate nel 2050, un terzo della popolazione mondiale vivrà ancora in condizione di povertà.
I lavoratori sono schiacciati da bassi salari e dall’inflazione. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), malgrado in almeno 95 Paesi si sia verificato l’aumento dei salari minimi legali nel 2022, solo in uno su quattro ciò è stato sufficiente solo a compensare l’aumento del costo della vita. A subire impatti più rigidi sono le donne, le persone straniere e quelle con disabilità, alla cui condizione di povertà si sommano gravi forme di esclusione. Solo le donne svolgono ogni giorno 12.5 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito, aggiungendo almeno 10.8 trilioni di dollari di ricchezza all’economia globale, valore che non viene formalmente riconosciuto. Un altro settore molto colpito è quello dei servizi pubblici: nei Paesi a basso reddito il 33% dei bambini e giovani non vengono istruiti mentre il 58.5% del quintile più povero a livello globale affronta difficoltà finanziarie per accedere alla sanità.
DISUGUAGLIANZA NEL CONTESTO NAZIONALE
In 15 anni, tra il 2010 e il 2025, la quota del top 10% più ricco delle famiglie italiane è passata dal 52.1% al 59.9% mentre la quota del bottom 50% più povero si è contratta di oltre un punto percentuale, passando dall’8.5% al 7.4%. Questa disparità patrimoniale è dovuta all’accresciuto peso della ricchezza in eredità, che riducono notevolmente il dinamismo economico e sociale.
Ulteriore questione da considerare è quella dei redditi. Nel 2024, il 18.9% della popolazione residente in Italia risultava a rischio povertà (di reddito), disponendo di un reddito netto equivalente inferiore al 60% della mediana nazionale. Un dato stabile rispetto al 2023 che nasconde i peggioramenti marcati su base annua dell’incidenza del rischio di povertà ed esclusione sociale che interessano famiglie numerose, anziani over 65 e coloro che hanno come reddito principale pensioni o trasferimenti pubblici. Oltre a ciò, nonostante la crescita dell’occupazione durante il periodo post-pandemico, una quota consistente di occupati continua ad accedere e rimanere nel mercato del lavoro con contratti precari e intermittenti. Inoltre, nell’ultimo ventennio si è accentuato significativamente il divario generazionale. Negli ultimi decenni, infatti, il mercato del lavoro si è caratterizzato da una persistente disuguaglianza nei redditi di lavoro.
POVERTÀ ASSOLUTA, ABITATIVA E SANITARIA
L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si mantiene più alta nel Mezzogiorno d’Italia e nelle Isole rispetto alle altre macroaree del Paese. Critiche sono anche la condizione di disagio dei nuclei familiari numerosi, delle famiglie con almeno un componente straniero e delle famiglie che vivono in affitto. L’evoluzione della povertà assoluta in Italia nel periodo intercorso tra il 2014 e il 2024 vede l’incidenza della povertà a livello familiare salire dal 6.2% all’8.4% e quella individuale passare dal 6.9% al 9.8%.

Strettamente collegata alla povertà assoluta è la povertà abitativa: nel 2024 quasi la metà delle famiglie in povertà assoluta vive in affitto confermando la prolungata emergenza abitativa che, in assenza di adeguate risposte pubbliche, costringe da anni un consistente numero di famiglie a una precarietà esistenziale. Per le famiglie in affitto l’incidenza della spesa per la casa arriva a quasi 1/3 del loro reddito e supera il 40% nei grandi centri urbani. I costi elevati collegati alle spese abitative colpiscono direttamente il benessere di individui e famiglie. Molti sono costretti a rinunciare a cure mediche per motivi economici: Nel 2024, circa una persona su dieci (9,9%) aveva rinunciato a visite o esami specialistici a causa delle lunghe liste d’attesa e per la difficoltà di pagare le prestazioni sanitarie. Si tratta di un fenomeno che cresce su base annua, coinvolge tutto il territorio italiano e interessa tutti i gruppi di popolazione.
Le prospettive di miglioramento sono fragili: il rallentamento dell’economia e i mutamenti nelle scelte di politiche pubbliche di lotta alla povertà non costituiscono, purtroppo, un buon sostegno per un deciso cambio di passo capace di contrastare l’ampliamento dell’area della vulnerabilità nel Paese. Tuttavia, il rapporto di Oxfam Italia nelle conclusioni raccomanda diversi interventi da attuare perché si possa verificare un cambiamento decisivo per l’istituzione di una società più equa e dinamica.
Fonte: Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia. Oxfam Italia (2026)
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