- Nel 2025 la domanda di inclusione finanziaria ha continuato a crescere, con 38 milioni di euro concessi a 3.167 progetti (+7,8% rispetto al 2024).
- Il 33% delle imprese finanziate risulta guidato da giovani sotto i 35 anni (+2 punti percentuali rispetto al 2024), uno dei segmenti più fragili del mercato insieme a donne e stranieri.
- Nel 2025, la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale si attesta al 22,6%, pari a circa 13,3 milioni di persone.
- Complessivamente, nel periodo 2009-2023, PerMicro ha finanziato quasi 34mila clienti, con 260 milioni di euro di credito.
- Tra il 2009 e il 2023, i finanziamenti di PerMicro hanno raggiunto oltre 5.000 aziende, generando 4.435 posti di lavoro e un risparmio di circa 18 milioni di euro in sussidi.
Torino 27 maggio 2026 – PerMicro, la più grande società che in Italia si occupa di inclusione finanziaria erogando credito a persone in condizioni di vulnerabilità, ha presentato oggi i risultati dello studio sull’Impatto economico e sociale dell’inclusione finanziaria 2026, realizzato insieme a Triadi, spin-off del Politecnico di Milano.
La ricerca ha preso in esame gli effetti generati dall’attività di PerMicro nel periodo compreso tra il 2009 e il 2023, delineando un quadro in cui il credito di inclusione si dimostra leva concreta di emancipazione, stabilizzazione economica e coesione sociale e testimonia come l’accesso al credito può trasformarsi in opportunità reale, in particolare per donne, giovani sotto i 35 anni e cittadini migranti.
“In quasi vent’anni abbiamo visto famiglie e imprenditori realizzare progetti che il sistema bancario tradizionale aveva escluso. Misurare con rigore questo impatto è il modo in cui restiamo fedeli alla nostra missione” ha commentato Francesca Giubergia, Presidente di PerMicro. “Il 2025 è stato il miglior anno della nostra storia in termini di erogato, ma ciò che ci rende più orgogliosi è la qualità dell’impatto: donne, giovani, migranti, i segmenti più fragili del mercato del credito, continuano a essere il cuore del nostro lavoro. Oltre 4.400 posti di lavoro creati nei 14 anni presi in esame dalla ricerca presentata oggi e 130 milioni di euro di entrate fiscali generate, dicono che l’inclusione finanziaria non è solo giustizia sociale: è economia reale.”
“Uno dei rischi ricorrenti nella finanza a impatto, e più in generale in tutti gli strumenti di innovazione sociale, è lo scollamento progressivo tra la missione dichiarata e ciò che viene effettivamente prodotto. Gli strumenti tendono a adattarsi alle logiche operative di chi li gestisce, e senza un sistema di misurazione rigoroso e continuativo, questo scollamento resta invisibile fino a quando non è troppo tardi per correggerlo. La misurazione dell’impatto non è una pratica di rendicontazione: è il meccanismo che consente a uno strumento di rimanere autentico rispetto agli obiettivi per cui è stato concepito. Il lavoro svolto con PerMicro in questi anni dimostra che questo rigore è possibile e che, quando viene mantenuto, produce evidenze capaci di orientare non solo chi opera sul campo, ma anche chi ha la responsabilità di disegnare le politiche” dichiara Mario Calderini, professore ordinario del Politecnico di Milano e direttore del Centro di Ricerca Tiresia.
La presentazione dei risultati si è tenuta oggi a Torino presso la sede di Fondazione CRT, con la partecipazione di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, Narval Investimenti e Servizi e Finanza FVG, soci di PerMicro, ed è stata l’occasione per fare il punto sul valore sociale ed economico dell’inclusione finanziaria nel nostro paese.
All’incontro sono intervenuti Patrizia Polliotto, Segretario Generale di Fondazione CRT, Francesca Giubergia, Presidente di PerMicro, Benigno Imbriano, Amministratore Delegato di PerMicro, Mario Calderini, Professore ordinario presso la School of Management del Politecnico di Milano e Direttore di Tiresia, Gabriele Guzzetti, Direttore Generale di Triadi, spin-off del Politecnico di Milano, Cristina di Bari, Presidente della Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, Graziano Tilatti, Presidente di Confartigianato-Imprese Udine e Fvg, e Guido Giubergia, Presidente di Ersel Banca Privata e Narval Investimenti.
Lo Scenario
Lo scenario italiano dell’inclusione finanziaria continua a mostrare segnali strutturali di criticità. I dati ISTAT sul 2024-2025, confermano e ampliano questo quadro. Nel 2025, la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale si attesta al 22,6%, pari a circa 13,3 milioni di persone: un segnale di lieve miglioramento rispetto al 23,1% del 2024, ma ancora indicativo di una fragilità strutturale diffusa. In leggero aumento risulta la quota di individui in grave deprivazione materiale e sociale (5,2%, dal 4,6% del 2024), ovvero coloro che non riescono ad affrontare spese impreviste, a pagare l’affitto o a garantirsi un pasto adeguato. A livello territoriale, il Mezzogiorno continua a registrare l’incidenza più alta (38,4%), mentre il divario con il Nord rimane marcato.
Sul fronte dei redditi, il 2024 ha segnato una ripresa: il reddito medio annuo delle famiglie ha raggiunto i 39.501 euro, con una crescita reale del 4,1% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, i livelli rimangono in media inferiori del 4,9% rispetto al periodo pre-crisi del 2007, con punte del -9,3% nel Centro e -6,9% nel Mezzogiorno. A pesare maggiormente sono le famiglie monogenitoriali, quelle numerose e quelle con almeno un componente straniero, il cui reddito mediano è inferiore di quasi 6.000 euro rispetto alle famiglie composte da soli italiani. È proprio in questi segmenti che si concentra la domanda di inclusione finanziaria cui PerMicro risponde.
A complicare il quadro, il fenomeno della cosiddetta “desertificazione bancaria”: secondo l’Osservatorio First CISL su dati Banca d’Italia, a fine 2025 quasi 5 milioni di italiani non hanno più accesso fisico a uno sportello bancario nel proprio comune di residenza, mentre oltre 6,5 milioni vivono in comuni a rischio imminente di desertificazione. Le imprese con sede in comuni privi di filiali sono circa 300.000, in un contesto in cui l’utilizzo dell’internet banking in Italia resta significativamente al di sotto della media europea. In questo scenario, la microfinanza si conferma una leva strategica per colmare le disuguaglianze, promuovere la giustizia sociale e rafforzare il tessuto economico del Paese. Favorire l’accesso al credito significa restituire dignità e possibilità, trasformare l’esclusione in partecipazione e costruire un’economia più resiliente, inclusiva e orientata al bene comune.
Principali risultati della misurazione dell’impatto sociale generato da PerMicro negli anni 2009-2023
L’impatto sociale misurato dalla Ricerca per il periodo 2009-2023 mostra che sono oltre 33.808 i beneficiari del credito concesso da PerMicro, tra persone e microimprese, inizialmente escluse dai canali bancari tradizionali. Sono 4.435 i posti di lavoro creati grazie alle attività imprenditoriali nate con il sostegno di PerMicro, che hanno visto il coinvolgimento di donne, giovani sotto i 35 anni e cittadini stranieri.
Lo studio conferma il ruolo del microcredito quale strumento efficace per contrastare la precarietà: circa 1.900 imprenditori hanno migliorato la propria condizione lavorativa e oltre 3.100 hanno registrato un aumento del reddito mensile.
I vantaggi si estendono anche al sistema pubblico: la crescita del reddito e dei consumi generata dalle attività supportate da PerMicro ha comportato un incremento delle entrate fiscali per lo Stato, stimato in 130 milioni di euro tra imposte sul reddito e gettito derivante dai consumi. Inoltre, la riduzione della dipendenza da sussidi ha generato un risparmio per le casse pubbliche pari a 18,3 milioni di euro.
“Il 2025 racconta la maturità di un modello. Abbiamo costruito qualcosa che il sistema finanziario tradizionale considerava impossibile, un portafoglio fatto interamente di clienti che il sistema tradizionale aveva escluso. Ciò che colpisce, guardando i quattordici anni di misurazione sistematica dell’impatto, è la scala degli effetti indiretti: 4.435 posti di lavoro generati, 130 milioni di euro di gettito fiscale restituito allo Stato, 18 milioni di risparmio in sussidi. Ogni euro erogato ha prodotto valore ben oltre il rapporto diretto con il cliente. Questo è il dato che dovrebbe orientare chi ha la responsabilità di disegnare le politiche di accesso al credito nel nostro paese: la microfinanza genera ritorni sistemici, e ignorarla significa lasciare sul tavolo una leva di sviluppo concreta e già collaudata.” afferma Benigno Imbriano, Amministratore Delegato di PerMicro.
“Questo studio rappresenta un’ulteriore tappa di un percorso di valutazione che PerMicro e Triadi portano avanti con continuità da anni. L’analisi mostra l’impatto di PerMicro non tanto in termini di volumi, quanto di tenuta e cambiamento concreto nella condizione dei beneficiari”. aggiunge Gabriele Guzzetti, Direttore Generale di Triadi, spin-off del Politecnico di Milano. “Numeri che evidenziano come l’intervento non si esaurisca nel microcredito, ma avvii un percorso più ampio di inclusione finanziaria: a 2-3 anni dall’erogazione l’88% delle imprese finanziate risulta ancora attiva e il 30% delle famiglie ha accesso al credito tradizionale. È questa profondità dell’impatto, distribuita su due target apparentemente molto diversi tra loro, che fa di PerMicro uno degli attori rilevanti nel dibattito europeo sull’inclusione finanziaria e sulla microfinanza”.
Principali risultati PerMicro del 2025
Dalla sua fondazione nel 2007 al 2025, PerMicro ha erogato oltre 43.000 crediti, per un valore complessivo che supera i 374 milioni di euro.
Nel 2025 sono stati 3.167 i progetti sostenuti da PerMicro a favore di famiglie e piccoli imprenditori, con oltre 38 milioni di euro erogati e una crescita del 2,8% nei finanziamenti alle microimprese e del 12,3% in quelli alle famiglie, rispetto all’anno precedente. L’anno 2025 ha registrato il miglior risultato storico dell’azienda in termini di erogato e di bilanciamento tra erogato imprese e famiglie.
Si conferma, inoltre, l’attenzione verso i segmenti più fragili: nel 2025, il 37% delle imprese finanziate da PerMicro è guidato da donne e il 33% da giovani sotto i 35 anni (in crescita rispetto al 31% del 2024).
L’impatto dei progetti sostenuti nel 2025 sarà valutato, coerentemente con la metodologia sviluppata, a distanza di 24/36 mesi dall’erogazione; una scelta che consente di cogliere gli effetti consolidati delle azioni promosse.
“I dati di questa ricerca confermano che l’inclusione finanziaria rappresenta un formidabile motore di sviluppo economico per il territorio, ben oltre la logica della tutela sociale. Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, ente impact oriented di Fondazione CRT, è partner di PerMicro fin dai suoi primi passi proprio perché crediamo in un’economia inclusiva in cui valore sociale e sostenibilità procedono di pari passo. Sapere che oltre il 33% delle imprese finanziate è guidato da giovani under 35 e che questa azione ha generato più di 4.400 posti di lavoro conferma l’efficacia del microcredito nel trasformare i progetti in realtà, offrendo risposte concrete alla precarietà e costruendo un futuro in cui nessuno venga lasciato indietro.” afferma Cristina Di Bari, Presidente di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT.
La metodologia della ricerca per PerMicro
PerMicro ha avviato nel 2015 con il Politecnico di Milano un percorso strutturato di misurazione del proprio impatto sociale, oggi portato avanti da Triadi spin-off del Politecnico di Milano. Dopo una prima fase incentrata sull’analisi dei prestiti erogati tra il 2009 e il 2014, la valutazione è stata progressivamente estesa agli anni successivi e, dal 2021, è diventata un’attività sistematica, con misurazioni annuali effettuate a 24–36 mesi dall’erogazione del finanziamento. Questo approccio ha permesso non solo di rendicontare i risultati raggiunti, ma anche di migliorare l’efficacia delle azioni future attraverso una lettura approfondita dei cambiamenti sociali ed economici generati.

